Distacco nelle partecipate pubbliche

Nell’ambito dell’attività di consulenza stragiudiziale resa da questo Studio, i giuslavoristi si sono sovente trovati ad affrontare la tematica della peculiare natura giuridica di partecipate pubbliche rivestita da primari clienti dello Studio ed, in particolare, a dovere affrontare la tematica relativa a gruppi di società partecipate che debbano “spostare” una risorsa da una società all’altra.

Preliminarmente si ritiene doveroso fornire un breve quadro della normativa di riferimento.

La disciplina delle società partecipate pubbliche è contenuta nel Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (Decreto Legislativo 19 agosto 2016, n. 175), in vigore dal 23 settembre 2016.

Per quanto in tal sede rileva, occorre soffermare l’attenzione sull’art. 19 del richiamato Testo Unico, il quale disciplina proprio la gestione del personale.

Al primo comma la richiamata disposizione statuisce il principio generale secondo cui ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle società a controllo pubblico si applicano le leggi sui rapporti di lavoro subordinati del settore privato.

Tuttavia, tale principio generale – come espressamente previsto dal primo comma in esame (“Salvo quanto previsto dal presente decreto”) – subisce delle eccezioni.

Per quanto in tal sede rileva, una di tali eccezioni riguarda le modalità di reclutamento del personale.

Il secondo comma dell’art. 19, infatti, prosegue precisando che – analogamente a quanto accade nelle Pubbliche Amministrazioni – “le società a controllo pubblico stabiliscono, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale nel rispetto dei principi, anche di derivazione europea, di trasparenza, pubblicità e imparzialità e dei principi di cui all’articolo 35, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165” e, altresì, ulteriormente prevedendo che di tali provvedimenti sia data adeguata pubblicità sul proprio sito istituzionale.

In forza di tale assunto si pone il problema di comprendere come è regolato l’accesso ovvero “lo spostamento” di una risorsa da una società partecipata all’altra.

Ebbene, quanto all’accesso sarà necessario procedere con una selezione comparativa che trova ulteriore e specifica disciplina nei singoli Regolamenti interni predisposti da ciascuna partecipata; per contro, dovrà essere ritenuta illegittima l’assunzione per chiamata diretta, cui conseguirà inevitabilmente la nullità del contratto di assunzione individuale.

Quanto, invece, all’ulteriore ipotesi in cui sorga la necessità di “spostare” una risorsa da una partecipata all’altra – tutte facenti parte di un gruppo societario – il comma 898 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022) ha finalmente introdotto una importante novità all’art. 19 del TUSP, consentendo anche alla PA l’utilizzo di personale proveniente dalle società partecipate o enti dipendenti.

Sino ad oggi era infatti possibile solo il processo inverso, cioè il comando o distacco dalla pubblica amministrazione alle società partecipate.

Nello specifico il novellato art. 19, al comma 9-bis prevede quanto segue: “Al personale di cui al presente articolo e al personale dipendente di enti pubblici non economici, anche per esigenze strettamente collegate all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 30 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e 56 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Restano fermi, per le amministrazioni riceventi, i limiti quantitativi stabiliti dall’articolo 30, comma 1-quinquies, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. I comandi o distacchi di cui al presente articolo non possono eccedere la durata di un anno e, comunque, non possono essere utilizzati oltre il 31 dicembre 2026”.

Alla luce della suddetta novella si ritiene che l’istituto del distacco, oggi ammesso anche nei termini sopra esposti, possa ancor più rinvenire una sua concreta e legittima applicazione tra società partecipate dal medesimo ente, purché, chiaramente, ricorrano tutti i requisiti specificamente previsti dall’art. 30 del D. Lgs. n. 276/2003.

Avv. Sonia Ciampi
Avv. Cinzia Mazza

 

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